martedì 13 luglio 2010

BPV INGLOBA CARIPRATO, LE COLPE DEL SINDACO CENNI E DEGLI INDUSTRIALI


PRATO – Tre mesi fa, alla notizia che la Fondazione Cassa di Risparmio di Prato stava vendendo gran parte delle sue quote detenute nel portafoglio di CariPrato alla Banca Popolare di Vicenza, Italia dei Valori aveva lanciato un chiaro messaggio di preoccupazione e di allarme.
In una città dove si parla tanto di salvaguardare la pratesità e di avere un occhio di riguardo per le tradizioni e le realtà locali – avevamo dichiarato - si scopre poi che in nome del dio denaro, la stragrande maggioranza degli industriali presenti come soci nella Fondazione vende quasi tutto il suo pacchetto azionario che possiede in quell’unica banca che porta, quantomeno, ancora il nome della città, pur di partecipare ai dividendi della banca vicentina. Il 15 per cento delle azioni della CariPrato (la Fondazione allora ne possedeva il 21%) in cambio dello 0,5 per cento delle azioni della BpV. Questa fu l’operazione portata a termine solo tre mesi fa dalla Fondazione col chiaro obiettivo di poter partecipare ai dividendi che la BpV dà a fine anno, cosa che non succede per CariPrato che stava tentando di consolidare il proprio patrimonio a causa della crisi. Italia dei Valori espresse tutte le proprie critiche ritenendo poco lungimiranti quegli industriali pratesi che stavano portando avanti l’operazione. Perdere il controllo, anche se piccolo, su CariPrato significava perdere la possibilità quantomeno di far sentire la propria voce sulla politica di quella banca.
E, alla luce di quanto accaduto in questi giorni con l'inglobazione di CariPrato da parte della Banca popolare di Vicenza, ci sembra davvero di essere stati delle Cassandre. E allora ci chiediamo, cosa ha da lamentarsi il sindaco Roberto Cenni che tre mesi fa ha difeso la scelta della Fondazione di cui è stato presidente fino a poco prima di diventare primo cittadino di Prato? Dice di non essere stato informato. Sì, è esattamente quello che succede a chi ha venduto e quindi non è più padrone. Tre mesi fa disse: “L'investimento della
Fondazione per il 90% del patrimonio della banca ne faceva
un'anomalia più volte segnalata anche dal ministero. Con questa vendita invece si dividono in tre gli investimenti: sulla Popolare di Vicenza, su
Cariprato e sulle obbligazioni. E questo accadrà con una redditività
migliore per la Fondazione e con una rappresentanza di Prato invariata nella banca e con in più un rappresentante della Fondazione in
Bpv. Il destino che unisce Cariprato a Vicenza si intreccia ancora
di più con, di fatto, la prova che la Popolare tiene al rapporto
con la nostra città”.
Di cosa si lamenta Riccardo Marini, presidente dell’Unione industriali pratesi? Anche lui partecipa ai dividendi della BpV quindi le sue sono lacrime di coccodrillo. Anche lui tre mesi fa si esprimeva così su quella operazione: “E' un'ottima operazione. La Fondazione ha così ben capitalizzato le quote pur mantenendo intatta la governance in Cariprato. L'acquisto dello 0,50% di Banca popolare di Vicenza garantirà inoltre risorse da poter investire anche
in assenza di grossi introiti visto che il Gruppo ha interessi in tante città e risente meno delle difficoltà legate al distretto”.
Nello stesso calderone è da inserire Carlo Longo tre mesi fa presidente della Camera di Commercio che valutò a sua volta positivamente la vendita delle quote: “Questo – disse - permette di diversificare il rischio e garantire delle
entrate più costanti in modo da poter fare più investimenti sul territorio e mantenere fede agli impegni presi”.
La miopia di chi ricopre ruoli istituzionali è proprio questa non riuscire a capire che dietro una certa operazione (vedi la vendita di quote di CariPrato da parte della Fondazione) se ne nasconde un’altra.
Gli unici a dirsi molto preoccuapti tr emesi fa, oltre a Italia dei Valori, furono il presidente della Provincia Lamberto Gestri ed il vescovo di Prato, monsignor Gastone Simoni.

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