lunedì 27 marzo 2017

La Fondazione Cassa risparmio di Prato accetta l'accordo con la BpVi. Nuovo errore?



PRATO. Il Cda della Fondazione della Cassa di risparmio di Prato ha deciso di accettare la transazione proposta dalla Banca popolare di Vicenza e di accontentarsi di riscuotere 9 euro ad azione a fronte degli oltre 60 che valevano prima del quasi azzeramento.
Mi chiedo se anche questa volta il Cda sia stato in grado di fare la scelta giusta e mi sorgono mille dubbi. Il primo nasce dal fatto che proprio all'indomani della decisione di transare, un giudice abbia dato ragione ad un azionista e imposto il rimborso in pieno alla banca vicentina. Voglio ricordare che la Fondazione pratese accettando la transazione ha rinunciato a poco meno di venti milioni di euro, accettando le briciole: tre milioni.
Scelta civica da tempo sta chiedendo in Parlamento la costituzione di una commissione per valutare i comportamenti delle banche e, sull'altro fronte, spinge affinchè vengano portate avanti le azioni di responsabilità nei confronti dei dirigenti di quelle banche portate sull'orlo della bancarotta con scelte gestionali sicuramente improvvide.
Accettando la transazione la Fondazione della Cassa di risparmio di Prato in realtà non ha spinto nè nell'una nè nell'altra direzione. Ha accettato lo stato dei fatti dettato da chi ha mandato alla rovina la banca che deteneva il tesoretto pratese. Ma è una storia che si ripete e che denota, evidentemente, una scarsa cultura economica dei pratesi.   
Sarà utile infatti ricordare chi e come avallò la cessione delle azioni della CariPrato in cambio di quelle della Banca popolare di Vicenza nel 2010.  Riccardo Marini allora presidente dell'Unione industriali dichiarò: “E' un'ottima operazione. La Fondazione ha così ben capitalizzato le quote pur mantenendo intatta la governance in Cariprato. L'acquisto dello 0,50% di Banca popolare di Vicenza garantirà inoltre risorse da poter investire anche
in assenza di grossi introiti visto che il Gruppo ha interessi in tante città e risente meno delle difficoltà legate al distretto”.
Anche l'allora presidente della Camera di Commercio, Carlo Longo valutò positivamente la vendita delle quote: “Questo – disse - permette di diversificare il rischio e garantire delle
entrate più costanti in modo da poter fare più investimenti sul territorio e mantenere fede agli impegni presi”. Anche l'allora sindaco Roberto Cenni, fino a tre mesi prima presidente della stessa Fondazione, brindò all'operazione "L'investimento della
Fondazione per il 90% del patrimonio della banca ne faceva
un'anomalia più volte segnalata anche dal ministero. Con questa vendita invece si dividono in tre gli investimenti: sulla Popolare di Vicenza, su Cariprato e sulle obbligazioni. E questo accadrà con una redditività migliore per la Fondazione e con una rappresentanza di Prato invariata nella banca e con in più un rappresentante della Fondazione in Bpv. Il destino che unisce Cariprato a Vicenza si intreccia ancora di più con, di fatto, la prova che la Popolare tiene al rapporto con la nostra città".
Oggi, dopo quanto accaduto, possiamo anche attribuire una parte delle responsabilità quindi.
Se solo penso a quello che la Fondazione della Caript sta facendo sul territorio a noi confinante mi sale la tristezza. La Fondazione pistoiese elargisce a fondo perduto milioni di euro ogni anno, finanziando a pioggia decine e decine di progetti per ristrutturare il patrimonio artistico e religioso, i progetti delle scuole e delle associazioni da Pescia a Sambuca, da Casalguidi a Abetone.
 A Prato la Fondazione della Cassa di Risparmio vive per se stessa e i pochi finaziamenti (semprechè li stia ancora dando) vanno sempre ai soliti, decisi nelle segrete stanze. Un ente che, così come è oggi, sicuramente non serve al territorio e sul quale i pratesi dovrebbero chiedere una maggiore trasparenza.