sabato 11 aprile 2020

Il Distretto industriale di Prato ha i numeri per poter ripartire in sicurezza

Prato è sicuramente una Provincia virtuosa nella lotta al covid 19. Secondo i dati della Regione Toscana a venerdì 10 aprile le persone risultate positive sarebbero 357 per una percentuale quindi che è inferiore al 2 per mille della popolazione. Alla luce di questi dati e considerato che anche a livello nazionale la curva dei contagi sta rallentando, Azione e Italia Viva ritengono che per Prato si possa procedere gradualmente alla fase 2 con la ripartenza  di tutte le aziende ed in particolar modo il settore tessile. A questo proposito Azione e Italia Viva, considerato anche il Dpcm del 10 aprile,  invitano tutti i sindaci della Provincia con in testa il presidente Francesco Puggelli a farsi portavoce dal nuovo prefetto Lucia Volpe della seguente proposta:
Consentire la riapertura delle fabbriche in presenza dei seguenti fattori: 1 - Commesse già presenti in azienda da poter lavorare; 2 - Rispetto delle disposizioni sanitarie previste dal Dpcm 10 aprile e successive modificazioni; 3 - Consentire l'accesso al lavoro solo ai dipendenti che si rechino in azienda con mezzi propri; 4 - Igienizzazione pianificata degli ambienti.

Nei fatti, anche il Consigliere Comunale Giacomo Sbolgi, ha già interrogato il Sindaco di Prato su una modulazione attenta della fase 2 per un’attenta e pianificata accelerazione delle riaperture del distretto.

I Comitati di Azione e di Italia Viva di Prato ritengono inoltre fondamentale che la ASL toscana centro metta a disposizione delle aziende prima della riapertura un preciso protocollo sanitario da rispettare che preveda anche l'uso di eventuali strumenti tecnologici per il monitoraggio della salute dei dipendenti e la rapida e certa individuazione di eventuali criticità.
Il protocollo va sottoscritto dalle imprese che intendano valersi della riapertura e devono essere dati al prefetto di concerto con l'Asl Toscana Centro pieni poteri di verifica e sanzionamento (chiusura più multa pecuniaria) in caso di violazioni.
Quanto descritto riteniamo vada attivato (elaborazione piano sanitario ASL) nel più breve tempo possibile al fine di far trovare il territorio pronto e in sicurezza alla riapertura anche nel caso questa non potesse avvenire in anticipo rispetto a quanto previsto dal Governo.

lunedì 27 marzo 2017

La Fondazione Cassa risparmio di Prato accetta l'accordo con la BpVi. Nuovo errore?



PRATO. Il Cda della Fondazione della Cassa di risparmio di Prato ha deciso di accettare la transazione proposta dalla Banca popolare di Vicenza e di accontentarsi di riscuotere 9 euro ad azione a fronte degli oltre 60 che valevano prima del quasi azzeramento.
Mi chiedo se anche questa volta il Cda sia stato in grado di fare la scelta giusta e mi sorgono mille dubbi. Il primo nasce dal fatto che proprio all'indomani della decisione di transare, un giudice abbia dato ragione ad un azionista e imposto il rimborso in pieno alla banca vicentina. Voglio ricordare che la Fondazione pratese accettando la transazione ha rinunciato a poco meno di venti milioni di euro, accettando le briciole: tre milioni.
Scelta civica da tempo sta chiedendo in Parlamento la costituzione di una commissione per valutare i comportamenti delle banche e, sull'altro fronte, spinge affinchè vengano portate avanti le azioni di responsabilità nei confronti dei dirigenti di quelle banche portate sull'orlo della bancarotta con scelte gestionali sicuramente improvvide.
Accettando la transazione la Fondazione della Cassa di risparmio di Prato in realtà non ha spinto nè nell'una nè nell'altra direzione. Ha accettato lo stato dei fatti dettato da chi ha mandato alla rovina la banca che deteneva il tesoretto pratese. Ma è una storia che si ripete e che denota, evidentemente, una scarsa cultura economica dei pratesi.   
Sarà utile infatti ricordare chi e come avallò la cessione delle azioni della CariPrato in cambio di quelle della Banca popolare di Vicenza nel 2010.  Riccardo Marini allora presidente dell'Unione industriali dichiarò: “E' un'ottima operazione. La Fondazione ha così ben capitalizzato le quote pur mantenendo intatta la governance in Cariprato. L'acquisto dello 0,50% di Banca popolare di Vicenza garantirà inoltre risorse da poter investire anche
in assenza di grossi introiti visto che il Gruppo ha interessi in tante città e risente meno delle difficoltà legate al distretto”.
Anche l'allora presidente della Camera di Commercio, Carlo Longo valutò positivamente la vendita delle quote: “Questo – disse - permette di diversificare il rischio e garantire delle
entrate più costanti in modo da poter fare più investimenti sul territorio e mantenere fede agli impegni presi”. Anche l'allora sindaco Roberto Cenni, fino a tre mesi prima presidente della stessa Fondazione, brindò all'operazione "L'investimento della
Fondazione per il 90% del patrimonio della banca ne faceva
un'anomalia più volte segnalata anche dal ministero. Con questa vendita invece si dividono in tre gli investimenti: sulla Popolare di Vicenza, su Cariprato e sulle obbligazioni. E questo accadrà con una redditività migliore per la Fondazione e con una rappresentanza di Prato invariata nella banca e con in più un rappresentante della Fondazione in Bpv. Il destino che unisce Cariprato a Vicenza si intreccia ancora di più con, di fatto, la prova che la Popolare tiene al rapporto con la nostra città".
Oggi, dopo quanto accaduto, possiamo anche attribuire una parte delle responsabilità quindi.
Se solo penso a quello che la Fondazione della Caript sta facendo sul territorio a noi confinante mi sale la tristezza. La Fondazione pistoiese elargisce a fondo perduto milioni di euro ogni anno, finanziando a pioggia decine e decine di progetti per ristrutturare il patrimonio artistico e religioso, i progetti delle scuole e delle associazioni da Pescia a Sambuca, da Casalguidi a Abetone.
 A Prato la Fondazione della Cassa di Risparmio vive per se stessa e i pochi finaziamenti (semprechè li stia ancora dando) vanno sempre ai soliti, decisi nelle segrete stanze. Un ente che, così come è oggi, sicuramente non serve al territorio e sul quale i pratesi dovrebbero chiedere una maggiore trasparenza.

lunedì 19 settembre 2016

Quasi seicento firme per chiedere l'apertura del sottopasso di via Ciulli

Petrella consegna le firme al sindaco Biffoni
PRATO. Cinquecentocinquantacinque firme di altrettanti cittadini residenti fra Narnali e Viaccia sono state raccolte da Scelta Civica Cittadini per l'Italia a sostegno dell'attività dell'Amministrazione comunale per la riapertura del sottopasso di via Ciulli. A consegnarle nelle mani del sindaco Matteo Biffoni è stato Pasquale Petrella, segretario provinciale del partito che fa riferimento al viceministro dell'Economia Enrico Zanetti.
"La riapertura del sottopasso di via Ciulli è fondamentale per questa zona, anche e soprattutto dopo l'inaugurazione del nuovo ospedale - dice Petrella - Ci fidiamo dell'Amministrazione e  dei tecnici che garantiscono, con la nuova strumentazione, la sicurezza della struttura e non comprendiamo come mai la magistratura stia facendo ancora così tante resistenze nel non volerlo dissequestrare".
"Basta un piccolo incidente in via Pistoiese all'altezza di Narnali, come si è già verificato in passato, per mandare in tilt tutto il traffico della zona Ovest della città - continua Petrella - La riapertura del sottopasso, ormai chiuso dall'ottobre del 2010, è fondamentale per le aziende e per i residenti di questa zona. I cittadini si aspettano che venga riaperto". 
"Per noi è uno snodo viario strategico e indispensabile, l'impegno del Comune è assoluto per garantirne la sicurezza. Sono già stati fatti interventi per un valore di 100mila euro e abbiamo pronto un progetto di ulteriore messa in sicurezza che abbiamo presentato anche al Tribunale - ha spiegato il sindaco Biffoni - Come amministrazione siamo pronti a fare il massimo, ma ovviamente non possiamo che rimetterci alle decisioni del Tribunale stesso, del quale ci fidiamo pienamente".